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lunedì 7 dicembre 2015

"Chi-Raq" fra critica e pubblico USA

Come era lecito attendersi, l’uscita dal 4 dicembre nelle sale statunitensi di Chi-Raq, l’ultima fatica di Spike Lee e la prima produzione Amazon, è passata tutt’altro che inosservata. A giudicare dal ranking dell’autevole Metacritic.com, la critica statunitense ha risposto più che bene, decretando per il film di Spike un critic score 78, basato al momento su 28 recensioni. Not bad, ma fra i film distribuiti in limited release, come Chi-Raq, Carol di Todd Haynes, per capirci, è attestato a 94 punti, Taxi di Jafar Panahi a 91 e persino Creed di Ryan Coogler, che gode di una distribuzione più capillare, arriva a 82 punti. A stare alle primissime accessioni su IMDb, Spike non ha “spaccato” presso il pubblico delle città dov’è stato presentato, portando a casa solo un mediocre 5.1 almeno per ora.

Ma torniamo alla stampa. Justin Chang per Variety ha dato il la alla risposta, scrivendo «È possibile che non ci voglia molto per far arrabbiare Spike Lee, ma non c’è dubbio che egli abbia le sue ragioni e ce ne dia alcune in Chi-Raq, un discorso alla nazione vasto e rovente che presenta il South Side di Chicago come un pozzo nero di violenza dei neri sui neri, guerra fra gang, culto delle armi e misoginia machista, dominato da cicli inarrestabili di povertà e oppressione. Tutto questo sdegno sociale chiaramente richiedeva un trattamento che fosse commisurato e Lee e il suo co-sceneggiatore Kevin Wilmott hanno trovato un mezzo singolarmente adatto nella Lysistrata di Aristofane, il cui racconto di un’eroina dell’antica Grecia che conduce uno sciopero del sesso contro la guerra è stato aggiornato nella forma di un orartorio del 21° secolo, alternativamente profondo e bollente, giocoso e mortalmente serio. Schietto, didattico e forte più per l’audacia concettuale che per la coerenza drammaturgica, questa rimane tuttavia l’opera più vitale e vissuta da diverso tempo di un regista che non ha mai evitato di esprimere le sue opinioni né di irritare i suoi nemici ideologici, come egli sembra destinato a fare ancora con questa prima produzione distribuita dagli Studios Amazon e accolta con grande attenzione».

Fra le altre voci più autorevoli, Roger Ebert è forse la più entusiasta: «Il film è arrabbiato e spaventoso e dolente ma anche caldo, sensuale, vitale e così ferocemente divertente che i critici e i commentatori politici non mancheranno di presentarlo come di cattivo gusto. Ma non importa: Chi-Raq si interessa davvero poco o nulla di ciò che chiunque possa pensare dei suoi metodi, sa come vanno le cose, sa che cosa vuole fare e si conforma alla sua visione singolare dall’inizio alla fine».
A scalare circa l’indice di gradimento, altri organi di riferimento come il New York Times, il Washington Post e Hollywood Reporter si sono espressi molto positivamente sul film di Lee. «Urgente, surreale, rabbioso, divertente e terribilmente confusioario, il film suona come un invito alla lotta», scrive il NYT. Il WP lo descrive come «una satira infilata in un musical infilato in un melodramma, il tutto fuso insieme dal brio visivo che è una firma di Lee dalla colonna sonora orchestrale elegante di Terence Blanchard. C’è un po’ di confusione ma anche un po’ di capolavoro.» Infine, HR scrive: «Il meno che si possa dire su Chi-Raq, un titolo che ha offeso il sindaco di Chicago Rahm Emanuel, e peggio per lui, è che torna a proiettare Lee in una posizione di rilevanza culturale e politica simile a quella che aveva una decina di anni fa, tale da portarlo a compiere scelte creative molto audaci, specie nel dialogo, che sono davvero fresche».

[Leonardo De Franceschi]

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