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martedì 8 dicembre 2015

56 FdP. Un palmarès che parla d'Africa

Il 4 dicembre si sono spenti i riflettori sulla 56a edizione del Festival dei Popoli di Firenze. Il palmarès riflette un crescente interesse per come il cinema della non fiction italiano e internazionale sta raccontando l’Africa e le sue diaspore, a partire da sguardi sulla contemporaneità oppure anche focalizzati sul recupero di una memoria scomoda come quella del colonialismo italiano. Ci piace segnalare alcuni riconoscimenti a nostro avviso particolarmente indicativi.

La Targa "Gian Paolo Paoli" al Miglior Fillm Etno-antropologico è andata allo svizzero Babor Casanova, di Karim Sayad, già presentato al Festival di Locarno, con la motivazione: “Un ritratto in profondità, in un sincero stile umanista, dei sogni di un gruppo di giovani che crescono in strade che non hanno nulla da offrire”. Il film racconta la vita quotidiana, nell’Algeri di oggi, di Adlan e Terroriste, che vagano nel quartiere del Sacré Cœur a caccia di qualche dinaro. Tra piccoli traffici e un servizio da parcheggiatori poco ufficiali, aspettano il fine settimana e la partita del Mouloudia Club di Algeri per colmare il vuoto quotidiano, cantare il proprio amore per la squadra e sognare la nave a bordo della quale fuggiranno da un paese che non offre loro alcuna possibilità.

Il Premio MyMovies.it - Il cinema dalla parte del pubblico, determinato dal pubblico del festival, è andato a Sponde - Nel sicuro sole del Nord, di Irene Dionisio (Italia/Francia, 2015), che ricostruisce la tessitura sottile di un dialogo a distanza fra Italia e Tunisia, per ricomporre la memoria delle stragi del mare: a Lampedusa, Vincenzo, custode di cimitero in pensione, dà sepoltura ai corpi dei migranti che hanno perso la vita durante i naufragi, attirando le critiche della comunità religiosa, che contesta l’uso delle croci per il seppellimento di persone non cattoliche; a Zarzis, Tunisia, il postino Mohsen Lidhabi costruisce un museo con gli indumenti di quei cadaveri e gli oggetti che il mare ha restituito alla terra. Vincenzo e Mohsen un giorno cominciano a scriversi.

Il Premio Cinemaitaliano.info - CG Entertainment, che prevede la pubblicazione e distribuzione del film nella collana dvd “Popoli doc” edita da CG Entertainment, è stato assegnato a Loro di Napoli di Pierfrancesco Li Donni (Italia, 2015), “per aver saputo raccontare con grande stile la straordinaria vittoria di un gruppo di ragazzi molto bravi a tirare un calcio al pallone, e ancor più bravi nel tirare un calcio al razzismo. Un perfetto intreccio di storie di vita in una Napoli bella e multietnica". Il film racconta le vicende dell’Afro-Napoli, squadra di migranti, italiani di seconda generazione, napoletani. Il suo presidente Antonio ha un sogno: portare i suoi ragazzi a giocare i campionati Federali. Ma Lello, Maxime e Adam non hanno documenti e la macchina burocratica s’inchioda sui permessi di soggiorno e i certificati di residenza.

Il Premio Imperdibili, che offre la possibilità di includere il film vincitore nel listino cinematografico "Gli Imperdibili" proposto da Regione Toscana al circuito dei Cinema d’Essai toscani (quarantuno sale), è andato a If I Only Were That Warrior di Valerio Ciriaci (Italia/USA, 2015), “per la costanza e la determinazione con cui la produzione ha raccontato un tema difficile e sconosciuto ai più, costruendo collaborazioni internazionali e lavorando con costanza e metodo sul reperimento dei fondi. Siamo convinti che la rete degli Imperdibili possa dare il giusto credito a un soggetto che merita l’attenzione e l’interesse di tutta l’opinione pubblica”. If I Only Were That Warrior parte dalla costruzione del mausoleo ad Affile dedicato a Rodolfo Graziani e alle ripercussioni create da questa controversa decisione per comporre la lucida fotografia di un inconscio collettivo in cui ancora risuona un rumore sinistro della storia.

[Leonardo De Franceschi]

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