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lunedì 22 febbraio 2016

Fuocoammare e Hedi premiati alla Berlinale

Doppio riconoscimento che ci sta particolarmente a cuore alla cerimonia di premiazione della 66ma edizione del Festival del Cinema di Berlino, che si è chiuso ieri, domenica 21 febbraio.

Riempie di orgoglio e speranza il fatto che il più grande riconoscimento, ovvero l’Orso d’Oro per il Miglior Film, sia stato attribuito al documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi, non solo per l’ulteriore dimostrazione dell’importanza del cinema del reale come lente attraverso cui guardare, raccontare, spiegare e reinventare il mondo, ma soprattutto per l’amore e l’impegno dimostrato nel voler raccontare in maniera partecipata una tragedia annunciata che sta uccidendo migliaia di persone con il consenso dei paesi europei. Una grande denuncia quella di Fuocoammare, che lo stesso regista ha messo subito sul tavolo, quando, ringraziando per il premio, lo ha dedicato ai lampedusani che accolgono e insieme alle migliaia di persone che non ce l’hanno fatta a raggiungere Lampedusa. Ringraziamo di cuore Rosi e tutta l’equipe del film per essere riusciti a comunicare tutto questo nel film e nel corso della premiazione.

Il secondo film premiato e che ci riempie di gioia è naturalmente Hedi (Inhebbek Hedi) del regista tunisino Mohamed Ben Attia, a cui vanno i nostri complimenti per i due riconoscimenti ricevuti: il Premio per la Migliore Opera prima e il Premio per il Migliore Attore protagonista a Majd Mastour. Dopo venti anni di assenza dal concorso della Berlinale, un film arabo di un giovane regista al suo debutto nel lungometraggio dimostra di essere all’altezza della competizione e anche la capacità del cinema tunisino di aprire nuove strade e di avere un appeal internazionale. Complimenti a tutta l’équipe del film, e in particolare alla montatrice Azza Chaabouni, amica e collaboratrice di Cinemafrica.

Ricordiamo infine che, nei premi collaterali, il film Fuocoammare ha anche ottenuto il Premio Signis della Giuria Ecumenica e il Premio Amnesty International (ex aequo con Royahaye Dame Sobh di Mehrdad Oskouei).

Il Premio Signis della Giuria Ecumenica, nella sezione Forum, è invece stato attribuito al film Les Sauteurs (Those Who Jump) di Abou Bakar Sidibé, Estephan Wagner e Moritz Siebert (ex aequo con Barakah yoqabil Barakah / Barakah Meets Barakah di Mahmoud Sabbagh): il film segue la lotta dello stesso Sidibé, uno delle migliaia di immigrati africani speranzosi che tentano di raggiungere l’enclave spagnola di Melilla.

Un altro importante riconoscimento da segnalare, sempre nella sezione Forum, è andato al film The Revolution Won’t Be Televised della senegalese Rama Thiaw, che ha ricevuto il Premio Fipresci per il suo documentario che racconta la pacifica rivoluzione senegalese contro il potere del corrotto presidente Wade.

Infine, il Teddy Award per il documentario è stato attribuito al film Kiki di Sara Jordenö, sulla comunità nera LGBT di New York.

[Maria Coletti]

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