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venerdì 18 marzo 2016

Leyla Bouzid in sala dal 28 aprile

E’ con grande emozione che annunciamo l’uscita nelle sale italiane - dal 28 aprile, distribuito da Cineclub Internazionale - del film Appena apro gli occhi - Canto per la libertà (A peine j’ouvre les yeux) della giovane e talentuosa regista tunisina Leyla Bouzid, illustre figlia d’arte del grande Nouri Bouzid, maestro indiscusso del cinema tunisino moderno.
Presentato alla 72ma Mostra di Venezia, alle Giornate degli Autori, e accolto con calore da pubblico e critica, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico e si è aggiudicato la dodicesima edizione del Label Europa Cinemas come miglior film europeo delle Giornate degli Autori.

L’azione si svolge a Tunisi, nell’estate del 2010, a pochi mesi dalla caduta del regime di Ben Ali. Farah (Baya Bedaffar) è una ragazza di 18 anni, radiosa, libera e appassionata. Tutte le sue energie migliori sono profuse nella musica. Farah ha infatti una band, Joujma, composta dall’amica di scuola Inès (Deena Abdelwahed), che cura tastiere ed effetti, Borhene (Montasser Ayari), che scrive i testi e suona l’oud, e altri due ragazzi, Sami (Marwen Soltana) e Ska (Youssef Soltana). Entusiasti, sono passati da cover a canzoni originali che mescolano sonorità e ritmi tradizionali a colori contemporanei, acidi ed elettronici: i testi gridano la rabbia e l’impotenza di un’intera generazione, stretta fra l’incudine di un potere mafioso e oppressivo e il martello di un occidente che lusinga e annega.

"Paese mio / terra di cenere", "Appena apro gli occhi / vedo chi si ritira in esilio", "Come un uccello notturno / che cerca di sfuggire all’inevitabile", "Ci chiediamo / che cosa vogliamo scatenare".

Farah deve fare i conti con una madre, Hayat (Ghalia Benali), iperprotettiva e pronta a correggere di suo pugno la sua domanda d’iscrizione all’università pur di assicurarle a suo dire un futuro più sicuro - la Tunisia ha più bisogno di medici che di musicologi -, e un padre affettuoso ma assente, responsabile di un impianto minerario nel sud, a Gafsa.
Le cose si complicano quando Mahmoud, un funzionario dei servizi segreti, un tempo legato ad Hayat, fa capire alla donna che i ragazzi si stanno spingendo troppo oltre e a rischiare di più è proprio Farah. Il sogno della musica sembra infrangersi davanti all’ostilità del potere che produce effetti anche all’interno del gruppo, insieme alle insidie di una passione che lega la ragazza all’autore dei testi.

[Maria Coletti]

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