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lunedì 20 agosto 2007

La Tunisia piange Ahmed Attia

Venerdì 10 agosto si è spento per un tumore nella clinica di Tunisi dov’era ricoverato Ahmed Bahaeddine Attia, figura fondativa del nuovo cinema tunisino. Discusso homme orchestre, come lo definisce affettuosamente Samira Dami in un bell’articolo-ricordo su «La Presse», Attia era nato a Sousse nel 1945: dopo una laurea in Lettere Moderne alla Sorbonne e lo studio al Centro Sperimentale di Cinematografia, la sua carriera dietro la mdp sembrava avviata con sicurezza, visto che dal 1969 al 1980 firma una decina fra cortometraggi e documentari e fa esperienza di assistentato su diversi set internazionali in Tunisia, finché nel 1983 matura la decisione di fondare la società di produzione Cinétélefilms.
Il primo lungometraggio segna una svolta nel cinema arabo e africano: lo scandaloso L’Homme de cendres (1986), coraggioso ritratto parallelo di due adolescenti bruciati da uno stupro subito da bambini, apre un poco più che decennale sodalizio con Nouri Bouzid, destinato a produrre altre opere chiave del cinema tunisino come Les Sabots en or (1988) e Bezness (1992). Ma fra la metà degli anni ’80 e la metà dei ’90 tutti i titoli di punta del nuovo cinema tunisino, da Les silences du palais (Moufida Tlatli, 1986) ad Halfaouine, l’enfant des terrasses (Férid Boughedir, 1990), che fanno riscoprire al pubblico il cinema nazionale, sono prodotti dalla sua Cinétéléfilms.
Negli ultimi anni, Attia aveva diversificato ulteriormente le sue attività, lanciando iniziative a sostegno del cinema arabo e mediterraneo nell’ambito della Fepaci (Fédération Panafricaine des Cinéastes) e dell’API (Association pour la Promotion de l’Audiovisuel Méditerranéen), e dirigendo diverse sessioni delle Journées Cinématographiques de Carthage (nel 1992 e nel 1994). Sul piano produttivo, aveva realizzato diverse serie televisive in Tunisia, coinvolgendo la sua società in progetti di film importanti come Bent Keltoum (Medhi Charef, 2001) e Bab el makam (Mohamed Malas, 2005). Da ricordare anche il suo interesse per l’animazione, testimoniato dalla serie Viva Carthago (coprodotta dall’italiana Lanterna Magica) e dal lungometraggio Segoufanga del maliano Mambaye Coulibaly.

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