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mercoledì 17 settembre 2008

L’Africa in viaggio al SalinaDocFest

Sta per iniziare la 2. edizione del SalinaDocFest (22-28 settembre 2008), festival del documentario narrativo che si svolge nella cornice suggestiva di una delle perle dell’arcipelago eoliano. Il festival che, come recita il sottotitolo, è aperto a immagini, suoni e realtà del Mediterraneo, offre anche l’occasione per una riflessione, o meglio un viaggio, nel continente africano, con alcuni documentari di grande interesse.
In particolare segnaliamo, nella sezione competitiva principale, intitolata quest’anno “Fughe e approdi”, due titoli da non perdere, che affrontano in prima persona e dall’interno il tema tanto urgente, quanto spesso strumentalizzato, dell’emigrazione. In Barcelone ou la mort (Barcellona o la morte, 2008), il regista franco-senegalese Idrissa Guiro segue tutte le tappe della costruzione artigianale delle piroghe con le quali i senegalesi, oltre a pescare, tentano di attraversare il mare che li separa dalla tanto agognata Europa.
Come un uomo sulla terra (2008), realizzato da Andrea Segre e Dagmawi Yimer con la collaborazione di Riccardo Biadene, racconta in prima persona l’esperienza dell’esule etiope Dagmawi Yimer, dalla traversata del deserto alle violenze dei contrabbandieri e soprattutto della polizia libica, fino al fortunoso arrivo in Italia, dove Dagmawi collabora ora con l’associazione Asinitas, dove ha imparato l’italiano e insieme il linguaggio del video-documentario, per tentare di rompere il silenzio e raccogliere le memorie dei suoi compagni di viaggio.
Infine, in due sezioni parallele, due documentari più classici, che denunciano, dall’esterno, ovvero dal punto di vista occidentale, le tragedie quotidiane del continente africano: nella sezione Fuori Concorso troviamo Forse Dio è malato (2008) di Franco Brogi Taviani, liberamente ispirato dal libro omonimo di Walter Veltroni, un viaggio nell’Africa martoriata dalla guerra, dalla fame, dall’Aids; nella sezione Documentiamoci, Darwin’s Nightmare (L’incubo di Darwin, 2004) dell’austriaco Hubert Sauper mostra con sguardo impietoso i danni collaterali della globalizzazione in Africa, attraverso l’esempio della zona del Lago Vittoria, un ecosistema distrutto dall’allevamento massiccio di un tipo di pesce da esportazione e dall’importazione di armi.

[Maria Coletti]

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