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mercoledì 17 settembre 2008

Riti e miti d'Africa al SIEFF di Nuoro

Dal 15 e fino al 21 settembre, all’Auditorium dell’ISRE (Istituto Superiore Etnografico della Sardegna) di Nuoro è in svolgimento il Sardinia International Ethnographic Film Festival (SIEFF), rassegna di cinema etnografico organizzata dall’Istituto, che ogni due anni presenta una selezione di film di recente realizzazione guidati da una prospettiva etnoantropologica e attenti all’introduzione di elementi di innovazione nella struttura narrativa. Il programma comprende anche una tavola rotonda dedicata al tema: “La scrittura visiva dell’etnografia”. Nel corso del festival si terrà una riunione del CAFFE (Coordinating Anthropological Film Festival Europe) l’associazione nata per garantire una migliore cooperazione e comunicazione tra i festival europei di cinema antropologico.

Tra i film selezionati nell’edizione 2008, da segnalare i lunghi End of the Rainbow di Robert Nugent (Francia/Australia, 2007), sull’avvio di una miniera d’oro in una regione dell’Africa Occidentale, e Yandé Codou Sène, Diva Séeréere della francese Laurence Gavron, ritratto della grande cantante senegalese, griotte ufficiale e amica personale del Presidente Leopold Senghor. Tra i corti, vanno menzionati Room 11, Ethiopia Hotel del giapponese Itsushi Kawase, che filma da una stanza d’albergo di Gondar le giornate di due bambini che vivono per strada; La valigia di Tidiane Cuccu di Umberto Siotto e Antonio Sanna, ritratto del senegalese Cheickh Tidiane Djagne, venditore ambulante nei paesi dell’interno della Sardegna e, indirettamente, di Antonio Cuccu, storico venditore girovago di libri in lingua sarda scomparso da qualche anno; Morokapel’s Feast. The Story of a Kara Hunting Ritual del tedesco Steffen Köhn, che racconta il passaggio di status sociale conseguito da un giovane di un villaggio etiope, in seguito all’uccisione di un leopardo; e Mimoune dello spagnolo Gonzalo Ballester, sul problema dell’immigrazione illegale tra Marocco e Spagna.

Diversi i riconoscimenti in palio: il Premio “Grazia Deledda” per il miglior film (dal valore di 10.350 euro), attibuito da una giuria internazionale di cinque registi e antropologi visuali di alto profilo, il Premio per il miglior film prodotto e ambientato in paesi del Mediterraneo, il Premio per il miglior film di autore sardo e il Premio per il film più innovativo (tutti e tre dal valore di 6.200 euro).

[Leonardo De Franceschi]

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