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venerdì 14 novembre 2008

Festival dei Popoli: Africa mon amour

Inizia oggi a Firenze la 49. edizione del Festival dei Popoli – Festival Internazionale del Documentario (14-21 novembre 2008), un’edizione rinnovata che, come spiega il neodirettore Luciano Barisone, intende rendere conto della profonda mutazione che il documentario sta attraversando di fronte alle nuove tecnologie, alle nuove forme di riproduzione del reale, alle nuove possibilità di diffusione. Se l’Africa non è presente in prima persona, a raccontare attraverso gli occhi di cineasti africani le scommesse di un universo in continua mutazione, non per questo il Festival dei Popoli si disinteressa del continente africano.
E così troviamo nel Concorso Ufficiale Lungometraggi un interessante documentario di produzione franco-tedesca che offre una visione molto particolare dell’Africa. Parliamo di Amour, sexe et mobylette (Amore, sesso e motorino, 2008) di Maria Silvia Bazzoli e Christian Lelong: attraverso diverse storie d’amore, il film si pone in presa diretta con il cuore vibrante di un continente e delle sue complesse mutazioni. È il racconto di un’Africa che non ti aspetti, quella della vita di famiglia e dei villaggi ai margini delle città, senza miserie, senza violenze, senza aspirazioni coatte all’emigrazione: una dignità di esseri umani filmata con rispetto e giusta distanza, ma anche con un’attenzione curiosa agli aspetti bizzarri della vita.
Da segnalare, sempre in concorso, anche La Forteresse (La fortezza, 2008) dello svizzero Fernand Melgar, che racconta la vita in un centro di registrazione e procedura degli immigrati, poco oltre la frontiera fra Francia e Svizzera, in cui la metodica efficienza elvetica fa da sfondo e da contenitore freddo alle tragedie e alle commedie della sopravvivenza, in un crescendo di passione che coinvolge controllori e controllati. Come spiega il regista: «Vorrei capire cosa, in questo paese, alimenta la paura dell’altro, che cosa ci spinge a barricarci e a trasformare questa terra d’asilo in una fortezza inespugnabile».
Una domanda che forse dovremmo porci tutti quanti più spesso qui in Europa…

[Maria Coletti]

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